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domenica 27 aprile 2014

Chernobyl: a rischio nuovo sarcofago anti radiazioni con crisi in Ucraina

I lavori del nuovo sarcofago di Chernobyl, che dovrà servire a prevenire future (e ancora possibili) perdite radioattive dal reattore distrutto dopo l'esplosione del 1986, rischiano di subire dei ritardi fino a due anni a causa della crisi scoppiata in Ucraina. Adi Roche, ceo del Chernobyl Children International, ricorda: "Sotto la centrale nucleare distrutta c'è ancora una "enorme bomba a orologeria altamente instabile".
"Ciò che non può mai essere dimenticato è che la distruzione causata dalla mortale esplosione al reattore numero 4 di Chernobyl è stata provocata dal rilascio di appena il 3 per cento del materiale radioattivo presente nell'impianto, poiché il restante 97 per cento di questa enorme bomba a orologeria di materiale nucleare altamente instabile è ancora all'interno del fatiscente complesso di Chernobyl" ha sottolineato Adi Roche, ceo del Chernobyl Children International (CCI), in una intervista all'Irish Independent. Dopo l'esplosione nel 1986 di uno dei reattori nucleari della centrale elettrica di Chernobyl, che ha portato al peggior disastro nucleare della storia fino all'incidente di Fukushima1 dell' 11 marzo 2011, è stato costruito uno scudo temporaneo sul reattore danneggiato, chiamato sarcofago. Nel 2010, è iniziata la costruzione di un nuovo scudo anticontaminazione che dovrà servire a prevenire future (e ancora possibili) perdite dal reattore distrutto, che conserva ancora il suo nocciolo radiattivo (fuso). "Chernobyl è il lascito mortale della vecchia Unione Sovietica in Ucraina, ed il mondo ha tutte le ragioni per essere estremamente preoccupato a causa della continua minaccia che pone, soprattutto in un momento di grande instabilità e crescente ostilità tra l'Ucraina e la Russia" prosegue Roche, avvertendo che la costruzione del nuovo sarcofago presso l'impianto nucleare potrebbe subire dei ritardi fino a due anni, e non concludersi quindi nel 2015 come da previsioni iniziali. "E' essenziale che la comunità internazionale comprenda i rischi derivanti da un tale ritardo" conclude il ceo del Chernobyl Children International.
Fonte: Mainfatti.it, 23/04/2014

giovedì 20 marzo 2014

A Chernobyl trent’anni dopo: malati anche microbi, funghi e insetti

Quasi 30 anni sono passati dall’immane disastro nucleare di Chernobyl e gli effetti di quella catastrofe, che 3 anni fa si sono rivisti a Fukushima Daiichi dopo il grande terremoto/tsunami del Giappone orientale, si sentono ancora oggi. L’area di esclusione intorno all’epicentro di Chernobyl non è (non dovrebbe) essere abitata da esseri umani, ma la natura ha occupato ciò che l’uomo ha dovuto abbandonare e qualcuno ha gridato al miracolo per il ritorno di lupi ed orsi e per il proliferare di prede, cosa che dimostrerebbe che la natura è in grado di sopravvivere e reagire anche alle radiazioni letali. In realtà animali e piante mostrano segni di contaminazione radioattiva: gli uccelli che nidificano nei dintorni di Chernobyl hanno cervelli significativamente più piccoli dei loro co-specifici, nell’area “rossa” ci sono molti meno insetti e ragni ed i mammiferi come i cinghiali mostrano segni di avvelenamento radioattivo, una contaminazione che il fall-out del disastro nucleare sembra aver portato fino ai cinghiali tedeschi ed italiani. Ma il nuovo studio “Highly reduced mass loss rates and increased litter layer in radioactively contaminated areas” pubblicato su Oecologia da un team di scienziati statunitensi, ucraini e francesi, rivela una realtà che potrebbe essere ancora più terribile: «Gli effetti della contaminazione radioattiva di Chernobyl sulla decomposizione del materiale vegetale rimangono ancora sconosciuti» avverte lo studio ed i ricercatori hanno cercato di capire se il tasso di decomposizione si fosse ridotto nei siti più contaminati a causa dell’assenza o della ridotta densità di invertebrati del suolo. «Se i microrganismi sono i principali agenti responsabili della decomposizione – spiegano – l’esclusione dei grandi invertebrati del suolo non dovrebbe pregiudicare la decomposizione». Quindi nel settembre 2007 hanno posizionato 572 sacchetti contenenti lettiera secca incontaminata, proveniente da 4 specie di alberi (quercia, acero, betulla e pino), nello strato di lettiera in 20 siti forestali vicino a Chernobyl, nei quali la radiazione di fondo variava di più di un fattore 2.600. Un quarto di questi sacchetti erano fatti di materiale che impedivano l’accesso alla lettiera degli invertebrati del suolo, ma non ai microbi ed alle spore dei funghi. Nel giugno 2008 il team di ricerca ha recuperato i sacchetti e li ha pesati per stimare la perdita di massa della lettiera che è stata inferiore del 40% nei siti più contaminati rispetto ai siti con un livello normale della radiazione di fondo per l’Ucraina. Su Oecologia si legge che «Riduzioni simili di perdita di massa nella lettiera sono state stimate per i singoli sacchetti di lettiera in siti diversi e le differenze tra le coppie di sacchetti di lettiera di siti adiacenti differiscono per livello di contaminazione radioattiva. La perdita di massa della lettiera era leggermente maggiore in presenza di grandi invertebrati del suolo che in loro assenza. Lo spessore di sottobosco aumenta con il livello di radiazioni e quando diminuisce c’è una perdita proporzionale di massa in tutti i sacchetti di lettiera». La conclusione alla quale giungono i ricercatori è che «Questi risultati suggeriscono che la contaminazione radioattiva abbia ridotto il tasso di perdita di massa della lettiera, con un maggiore accumulo di rifiuti, e che abbia effetti sulle condizioni di crescita per le piante colpite»

Quindi l’intero ecosistema intorno alla centrale nucleare di Chernobyl ha un problema fondamentale in quanto gli organismi decompositori, come i microbi, i funghi ed alcuni insetti non sembrano più in grado di svolgere correttamente le loro funzioni essenziali per qualsiasi ambiente: il riciclaggio della materia organica nel terreno. Secondo gli autori dello studio la compromissione di questo processo di base potrebbe avere effetti a catena sull’intero ecosistema. Il principale autore dello studio, Timothy A. Mousseau, del Department of biological sciences dell’università della South Carolina, spiega a Smithsonian.com perché il suo team ha deciso di occuparsi di questo problema: «Dal 1991 conduciamo una ricerca a Chernobyl e nel corso del tempo abbiamo notato un significativo accumulo di lettiera. Inoltre, gli alberi nella famigerata “Red Forest”, una zona dove tutti gli alberi di pino sono diventati di un colore rossastro e poi sono morti poco dopo l’incidente, non sembravano essere in decomposizione, anche 15 o 20 anni dopo il disastro. A parte alcune formiche, i tronchi degli alberi morti erano in gran parte indenni quando siamo stati li e li abbiamo trovati. E’ stato sorprendente, dato che nelle foreste dove vivo, un albero caduto diventa soprattutto segatura dopo un decennio di giace a terra». Il team di Mousseau si è quindi chiesto se quegli alberi pietrificati e l’ apparente aumento delle foglie morte sul suolo della foresta fossero il segno di qualcosa di più grande ed ancora più preoccupante hanno deciso di eseguire alcuni test sul campo ed hanno scoperto che lo strato della lettiera è due a tre volte più spesso nelle zone “rosse” di Chernobyl, dove è più intenso l’avvelenamento radioattivo. Ma questo non bastava ancora a dimostrare che la causa di questa differenza fossero le radiazioni. E’ qui che è venuta l’idea di posizionare sacchetti di lettiera incontaminata di quercia, acero, betulla e pino Nelle aree prive di radiazioni dal 70 al 90% delle foglie contenute nei sacchetti dopo un anno erano sparite, ma nella zone radioattive nei sacchetti è rimasto ben il 60% del peso originale delle foglie. Poi i ricercatori hanno confrontato i sacchetti inaccessibili agli insetti con quelli accessibili ed hanno constatato che gli insetti svolgono un ruolo significativo nella degradazione della lettiera, ma che microbi e funghi hanno in questo un ruolo molto più importante. La deposizione di così tanti sacchetti in molti luoghi diversi ha permesso agli scienziati di tener conto anche di altri fattori esterni come l’umidità, la temperatura e il tipo di terreno forestale, per assicurarsi che non ci fosse nulla oltre a livelli di radiazioni che incidesse sulla decomposizione delle foglie. Mousseau conclude: «L’essenza dei nostri risultati è che la radiazione ha inibito la decomposizione microbica della lettiera di foglie sullo strato superiore del terreno. Ciò significa che i nutrienti non ritornano efficacemente nel suolo, il che potrebbe essere una delle cause alla base dei lenti livelli di crescita degli alberi intorno a Chernobyl»

Dato che altri studi, dei quali si è occupato anche greenreport.it, hanno lanciato l’allarme sull’elevato rischio di incendi nell’area di Chernobyl, Mousseau ed i suoi colleghi pensano che la lettiera non decomposta, accumulatasi in quasi 28 anni, rappresenta una buona fonte di combustibile per un incendio boschivo. Se questo accadesse ci sarebbero altre preoccupazioni oltre quelle ambientali: un grande incendio nell’area rossa di Chernobyl potrebbe provocare un altro fall-out radioattivo, con la cenere contaminata che ricadrebbe fuori dalla zona di esclusione e Mousseau conferma: «C’è una crescente preoccupazione che ci possa essere un incendio catastrofico nei prossimi anni». Purtroppo non esiste una soluzione per mettere riparo ad una catastrofe che sta diventando sempre più ecosistemica, bisognerebbe tenere sotto stretto controllo l’area ed intervenire immediatamente per domare subito gli eventuali incendi, ma l’ucraina post-rivoluzione sembra occupata più a risolvere le sue questioni con la Russia ed i russofoni che ad affrontare il disastro di Chernobyl che ha sempre sottovalutato e considerato come un’eredità dell’Urss della quale dovrebbe occuparsi la comunità internazionale. Qualcosa comunque si sta muovendo ed i ricercatori che hanno redatto lo studio pubblicato da Oecologia stanno collaborando con team di scienziati giapponesi per determinare se anche nelle foreste di Fukushima si stia formando una zona morta microbica simile a quella di Chernobyl.
Fonte: Greenreport.it, 19/03/2014

giovedì 27 febbraio 2014

Ultime da Chernobyl: Situazione a Slavutich e avanzamento lavori

Si è svolta una sessione ordinaria del Consiglio Comunale di Slavutich, dove i deputati hanno stilato una dichiarazione congiunta circa le conseguenze della situazione politica in Ucraina sul loro territorio di competenza. La dichiarazione è stata indirizzata ai responsabili dei progetti internazionali in corso di attuazione all’interno del sito della Centrale Nucleare di Chernobyl. Con questo documento, i rappresentanti del governo locale confermano che la comunità territoriale di Slavutich è in grado di tenere sotto controllo la situazione e garantirà sicurezza ai suoi “ospiti” nel corso del loro soggiorno in città. Ecco cosa dice la lettera firmata dal sindaco di Slavutich, Vladimir Udovichenko:

Cari partner, cari colleghi e amici, 
Comprendiamo i vostri preconcetti e preoccupazioni per la situazione politica e sociale sviluppata in Ucraina recentemente. Da un lato, queste sono indubbiamente questioni politiche, sociali e di tragedie umane, e dall’altro, a nostro avviso, è un grosso problema associato alla nascita e formazione della società civile in Ucraina e di ricerca di un modello ottimale dei rapporti fra popolo e governo. La posizione delle autorità cittadine si riflette alle decisioni del Consiglio Comunale, dove i deputati hanno espresso una decisione palese ad una “sola voce”. Condividiamo le vostre preoccupazioni per quanto riguarda il mantenimento dell’ordine giuridico e la pace nella città di Slavutich. La comunità territoriale cittadina ha ripetutamente dimostrato la sua capacità di superari problemi molto più complicati di questi. Nel condividere le vostre preoccupazioni, le autorità comunali, guidate dal Sindaco, vogliono assicurarvi che controlleranno la situazione garantendo soggiorno tranquillo agli addetti dei progetti internazionali nell’area della centrale nucleare di Chernobyl. 
Con rispetto e speranza di futura collaborazione, 
 Il Sindaco di Slavutich, Vladimir Udovichenko.

Completato smantellamento torre di ventilazione VS-2 

La direzione lavori della Centrale Nucleare di Chernobyl comunica che i sette blocchi che costituivano la torre di ventilazione VS-2 sono stati completamente frammentati in una zona specifica ed attrezzata del sito. Ne sono stati ricavati circa 1.600 componenti che sono stati momentaneamente stoccati nella sala turbine del reattore n.3. Si ricorda che le operazioni di demolizione del VS-2 sono state eseguite in condizioni di “irraggiamento estremamente complicate” dalla fine di ottobre all’inizio di dicembre 2013. Sono stati smantellati un totale di 330 tonnellate di materiale costituenti la struttura.
Fonte: Progetto Humus, 25/02/2014

lunedì 13 gennaio 2014

Disastro di Chernobyl: a 30 di distanza contaminazioni in Canavese

A quasi trent’anni dal disastro di Chernobyl il Canavese ne patisce ancora le ripercussioni nonostante si trovi a mille miglia di distanza dal luogo in cui scoppiò nel 1986 la centrale nucleare. E’ quel che emerge dalle recenti analisi condotte dall’Arpa Piemonte su tu tutto il territorio regionale. Lo studio, pubblicato la settimana scorsa, ha preso in esame la presenza del cesio 137, una sostanza radioattiva rimasta nel suolo, e conferma le zone di Ceresole e la Val Soana tra le più colpite, proprio le zone situate nel parco nazionale Gran Paradiso, una delle più belle vallate dell’arco alpino, dove si trovano specie tutelate ma dove si registra uan contaminazione tanto nei funghi e nella selvaggina. Nessun pericolo per la popolazione, mette in chiaro l’Arpa. Ma i dati restano comunque agghiaccianti proprio se si considera il tempo trascorso e la distanza dalla località ucraina. Ad originare lo studio è stato il ritrovamento lo scorso anno in Valsesia, in provincia di Vercelli, di una trentina di cinghiali contaminati per valori dieci volte superiori la soglia massima prevista dalle normative europee. L’Arpa ha esaminato 170 campioni, tra acque superficiali, funghi, frutti di bosco e latte di alpeggi, attraverso un approfondito monitoraggio condotto nella seconda metà del 2013, che ha coinvolto aree quali Alta Valsesia, Val Formazza e Val Vigezzo, Valle di Ceresole e Val Soana, Val Maira, Val Pellice, Monferrato e Val Susa. “L’obiettivo – scrive l’Arpa – è stato quello di incrementare il monitoraggio ordinario, svolto nell’ambito di reti regionali e nazionali, al fine di evidenziare alcune anomalie localizzate, con particolare riferimento alle aree maggiormente interessate dal fall out radioattivo conseguente l’evento di Chernobyl. L’esito delle analisi ha consentito di aggiornare la mappa della deposizione al suolo dell’isotopo radioattivo Cs137, realizzata nel 1998 per valutare gli effetti dell’evento di Chernobyl, ed ottenere un quadro più attuale della distribuzione della contaminazione radioattiva conseguente quell’evento sul territorio regionale“.
Fonte: La Voce, 12/01/2014

domenica 5 gennaio 2014

Chernobyl: recupero del tetto della sala turbine n.4 crollato


Una gru KC-8165 con capacità di sollevamento pari a 100 tonnellate è stata consegnata al sito industriale della centrale nucleare di Chernobyl. Sarà impiegata per effettuare opere di recupero ed isolamento della sala comandi del reattore n.4. Questa gru, insieme ad altre che sono già sul posto, serviranno anche per rimuovere le macerie e le strutture danneggiate dal crollo del tetto, avvenuto nel febbraio di quest’anno. Tali opere sono di elevata complessità, in quanto l’accesso diretto alla zona crollata è bloccato dai tralicci metallici eretti durante le attività di liquidazione effettuate dopo l’incidente del 1986. Le macerie verranno ulteriormente frammentate e trasportate fuori dalla zona verso il centro di smaltimento RWDF “Buryakovka”. Inoltre, verrà utilizzata la gru KC 8165 per l’installazione di un blocco a tre dimensioni che coprirà la voragine presente nel tetto della sala comandi del reattore n.4.
Un’altra gru, POTAIN MD-3200, verrà assemblata sul sito per essere adoperata in questa operazione. Sul sito di costruzione della centrale di Chernobyl è già iniziato il pre-assemblaggio della nuova copertura.
Fonte: Progetto Humus, 03/01/2014

lunedì 11 novembre 2013

Intervenire per i bambini di Chernobyl: ne vale ancora la pena?

Le domande di Emilio Vanoni, presidente di un Comitato di accoglienza per i “bambini di Chernobyl” al presidente di Mondo in cammino, Massimo Bonfatti.

Come è la situazione in questo momento a livello generale nelle zone contaminate della Bielorussia? 

La situazione non è assolutamente in via di risoluzione. I dati sulla reale contaminazione del terreno non si conoscono (e forse non si conosceranno mai). La politica di minimizzazione del rischio è una cosa, la realtà un’altra. Bisogna tenere presente che la contaminazione di Chernobyl (riferendomi alla Bielorussia) non è stata un fallout, ma un ri-fallout. Mi spiego. Nella seconda metà degli anni ’80 del secolo scorso, il professore Bandazhevsky trovò in una biblioteca un libro: “Il fall out globale del Cesio137 e l’uomo”. Il libro, edito nel 1974 da Atomizdat di Mosca e stampato in 1.655 esemplari, riportava gli studi e le osservazioni di diversi studiosi sulla migrazione del Cesio137, a seconda del tipo di terreno, nelle varie radici delle piante e, di conseguenza, esaminava le cause dell’aumento dell’incorporazione del Cesio137 nel corpo degli abitanti rurali di alcune province dell’Unione Sovietica. In più a pagina 37 riportava una cartina con il fallout del Cesio137 in una zona particolare, definita “Poles’e”, ovvero, lungo la linea Brest- Gomel quella fascia di territorio che comprende i confini meridionali della Bielorussia e quelli nord occidentali dell’Ucraina. Per quanto riguardava la Bielorussia la cartina assumeva un respiro più ampio inglobando gli ultimi territori meridionali delle province di Minsk e Mogilev e completamente quelli delle province di Brest e Gomel. Nella cartina erano riportate le seguenti località: Brest, Kobrin, Pinsk, Luninets, Recitsa, Bobruisk, Baranovichi. Bragin, Khoiniki, fino giù alla stessa Chernobyl in Ucraina. Il professore capì subito che le cartine diffuse subito dopo l’incidente di Chernobyl sulle ricadute radioattive, non erano nient’altro che la riproposizione dei fallout dei precedente test atomici in atmosfera, di cui si era taciuto e di cui si era tentato di farne sparire le tracce. E per di più a Bandazhevsky fu chiaro perché subito dopo il fallout di Chernobyl venne registrata una percentuale notevole di cancri tiroidei. La situazione, creatasi in seguito alle ricadute degli isotopi dopo l’incidente, non era niente altro che lo specchio fedele delle risultanze dei suoi esperimenti: il fallout, precedente all’incidente di Chernobyl, aveva già innestato un processo di mutagenesi in molti individui; dopo Chernobyl un isotopo labile come lo Iodio131 colpendo, in questi individui, le cellule in preda a mutagenesi, si era trasformato in isotopo “provocatore” dei geni che, fino a quel momento, erano riusciti a svolgere una funzione vicariante senza dare segno di malattie o malformazioni. E, in previsione, bisognava aspettarsi l’azione di un altro agente provocatore su cui stava lavorando il professore: non il labile Iodio131, bensì il più temibile Cesio137. Questo significa che se, dopo il 1986, le patologie che si erano subito evidenziate erano conseguenza dei fallout degli anni ‘60 che avevano indotto quella mutagenesi slatentizzata in malattie dal nuovo fallout di Chernobyl, ora (2013) continuano a manifestarsi quelle patologie per cui nulla può il potere vicariante dell’organismo collassato dall’esposizione ad una dieta a base di radionuclidi: radionuclidi presenti nei terreni e nella dieta di molte famiglie che vivono nelle zone contaminate (famiglie, per di più, sottoposte a fallout subentranti, come quello di Fukushima, che, a differenza di altre zone ed altri paesi, induce più in fretta – negli individui che vivono già in zone contaminate - il superamento della soglia di “tolleranza”). Questa lunga premessa è per fare capire che, indipendentemente dal tasso dei livelli di radioattività (che hanno, però, una grande incidenza a livello peggiorativo), le popolazioni delle Bielorussia che vivono – soprattutto, ma non solo - nelle zone di Gomel, Brest, Mogilev, sono circondate da un ambiente di radiocontaminazione pericoloso e di cui è difficile prevedere la fine. Il miglioramento, in generale, delle condizioni di vita (lotta alla povertà - che non vuole dire incremento del consumismo, ma dignitose situazioni di sussistenza e di igiene - e incremento del welfare sanitario) potrà favorire una maggiore consapevolezza negli abitanti per la propria gestione del rischio radioattivo e per richiedere l’attenzione dovuta da parte delle autorità locali e statali.

Quali sono gli effetti oggi sulla salute delle persone che vivono ancora in quelle zone?

Le popolazioni sono sottoposte all’azione costante delle “basse dosi di radiazione” che inducono quella mutagenesi scoperta, nei suoi esperimenti, dal professor Bandazhevsky. Gli effetti si tramutano in alterazioni genetiche, malformazioni fetali, aborti, infertilità, patologie tumorali, leucemie e, più in generale, in tutta quella casistica correlata all’immunodeficienza indotta dai radionuclidi (fino alle più semplici malattie che, in un altro contesto e a parità di condizioni, non si manifesterebbero).

Quando potrà essere archiviata l'emergenza Chernobyl in quelle zone? 

Una risposta a tale domanda dovrebbe valersi del dono della preveggenza. La domanda deve essere posta diversamente, ovvero: “Quando si potrà gestire al meglio l’emergenza di Chernobyl?”. Su questa domanda dovrebbe confrontarsi tutto il modo dell’associazionismo impegnato nell’accoglienza dei “bambini di Chernobyl”. E la risposta è una sola: “Solo quando le persone e le famiglie che vivono nelle zone contaminate avranno gli strumenti culturali per una corretta autogestione”. Solo avendo presente la necessità primaria di fare crescere gli strumenti culturali, avrà valore e senso assicurare anche quelli pratici, economici e concreti che potranno fungere da implementazione e che addirittura, potranno diventare indispensabili. E per cultura intendo: informazione, programmi nelle scuole, distribuzione di materiale informativo, raccomandazioni sulla catena alimentare, corsi di culinaria per la preparazione degli alimenti, e così via. Per farmi capire meglio, a scopo esemplificativo, ripeto quanto avevo affermato alcuni anni fa e che aveva dettato molto scalpore: “Se continueremo a costruire solo servizi igienici (intendo con essi unicamente interventi sulle condizioni di vita e sulla povertà avulsi dal contesto culturale di autogestione radioattiva) per i bambini di Chernobyl, sicuramente avremo dei bambini che evacueranno in condizioni igieniche - e anche confortevolmente – ma sicuramente che continueranno come prima ad ammalarsi e morire per la radioattività”. Il compito importante è spezzare con gli strumenti della cultura e dell’informazione quella catena viziosa che ha creato “i bambini di Chernobyl”, che li ha fatti diventare “adulti di Chernobyl”, e poi “genitori di Chernobyl” con figli che – a loro volta - sono diventati e diventeranno altri “bambini di Chernobyl”.

Sono ancora validi i progetti di accoglienza dei bambini di Cernobyl per il risanamento sanitario o, come sostiene qualcuno, non sono più necessari? 

Nelle affermazioni precedenti c’è già la risposta a questa domanda. Avrà senso continuare i programmi di accoglienza se si vorrà incidere a livello culturale e se si avrà consapevolezza che l’accoglienza è uno strumento, ma non il più importante per intervenire nella catena di protezione dal rischio radioattivo. L’intervento più importante è quello a livello locale: con azioni nel campo della radioprotezione (le già citate raccomandazioni) si ottiene continuativamente per tutto l’anno lo stesso beneficio che si ottiene con un solo mese di permanenza all’estero e che, però, scompare progressivamente con il rientro in patria, quando i bambini assumeranno nuovamente radionuclidi tramite la dieta (e, soprattutto, nel settore privato). Per raccomandazioni, intendo nozioni sul trattamento della cenere, sulla raccolta dei funghi e dei frutti di bosco, sul trattamento del latte, sulla preparazione e sul lavaggio degli alimenti, sulle regole nell’approvvigionamento della selvaggina e dei pesci, sulla consumazione degli alimenti conservati, sulla prevenzione degli incendi, sulla copertura dei pozzi, ecc. Se l’accoglienza saprà essere propedeutica a questa capacità e volontà di consapevolezza nell’intervenire a livello locale, essa avrà ancora un grandissimo significato e valore. Diversamente diventerà un programma “affettivo”, di miglioramento delle condizioni di povertà, di ”scambio culturale”, tutte motivazioni legittime. Ma, per favore, non chiamiamoli “programmi di risanamento per bambini di Chernobyl”! Se, invece, si saprà rispettare il vero valore del programma di risanamento, tutti gli altri obiettivi - prima elencati - acquisteranno un plusvalore significativo, ovvero di implementazione e del raggiungimento del target dell’autogestione locale, unito alla consapevolezza, per tutte le persone che vivono in territorio contaminato, di non esser solo “persone di Chernobyl”, ma soprattutto “cittadini di Chernobyl” con i propri diritti, a cominciare da quello del rispetto della vita per sé e le future generazioni.. Per completezza, in questo contesto di consapevolezza, assume significato anche un altro elemento, quello della somministrazione - ai bambini e alle loro famiglie - di preparati coadiuvanti come la “pectina”, in grado di avere un effetto “disintossicante” sinergico con la primaria autogestione locale del rischio radioattivo e con i programmi di accoglienza. C’è infine un valore aggiunto che può essere dato dai programmi di accoglienza., ovvero un’altra consapevolezza: quella di avere un destino comune. Noi, come i “bambini di Chernobyl” siamo oramai sottoposti ad una fallout generalizzato che sta accumulando più lentamente (rispetto a loro) e progressivamente, a piccole dosi, radionuclidi nel nostro organismo. Rendercene conto vuol dire aiutare anche noi a “proteggerci” usando quegli stessi strumenti che, mutuati dalla cultura delle esperienze locali di autogestione, dovrebbero diventare strumenti universali. Primo fra tutti il diritto all’informazione e, rifacendoci all’esperienza dei “bambini di Chernobyl”, ad una alimentazione più “pulita” possibile pretendendo controlli ad hoc ed una migliore tracciabilità di quanto consumiamo, superando il concetto di “norma” riguardo ai contaminanti: non esiste una soglia di accettabilità o ammissibilità per i radionuclidi, bensì una soglia zero o, al massimo, precauzionale e fissata ai minimi. E, soprattutto, sarebbe meglio e coerente che ogni famiglia e/o gruppo ospitante “i bambini di Chernobyl” che - in conseguenza di questa scelta - non intendesse assumersi, o non volesse cercare di capire con essa, anche la responsabilità di una scelta antinucleare (fosse solo come propria consapevolezza!), smettesse di fare accoglienza perché - inevitabilmente - si allineerebbe alla strategia della minimizzazione del rischio radioattivo sottovalutando i rischi di una contaminazione che, per secoli, rimarrà sul nostro pianeta…tradendo anche, in ultimo, l’aspettativa di vita di quello stesso bambino che gli viene affidato.
Fonte: Progetto Humus, 09/11/2013

sabato 9 novembre 2013

Russia: Giudice rischia carcere per risarcimenti a veterani Chernobyl

Un giudice russo rischia il carcere per risarcimenti ai veterani di Chernobyl.

Un giudice russo rischia una pena di 8 anni di carcere per aver concesso sussidi ed indennità ad un gruppo di persone coinvolte nella liquidazione del disastro nucleare di Chernobyl. Yelizaveta Botasheva, procuratore distrettuale, aveva ordinato al Ministero delle Finanze russo di pagare 12 milioni di rubli (380 mila dollari) per danni morali a otto veterani di Chernobyl, nel corso del 2011. Il ministero ha rispettato la sua decisione, ma la Corte Suprema regionale della repubblica del Kabardino Balkaria, ha ribaltato questa sentenza lo scorso anno. Il verdetto è stato invertito perché la legislazione russa non permetteva il risarcimento dei danni morali, ai tempi dell’incidente nucleare di Chernobyl nel 1986 e le leggi vigenti in questione non sono retroattive. Botasheva è ora sospettata di aver emesso consapevolmente un verdetto illecito. Più di 500.000 persone sono state coinvolte nell’incidente nucleare di Chernobyl, il peggiore della storia. In Russia non esistono statistiche complete sulle conseguenze sanitarie e dei tassi di mortalità sui “liquidatori”, i quali però lamentano una mancanza di attenzioni alle loro questioni da parte delle autorità statali.
Fonte: Progetto Humus, 04/11/2013

lunedì 28 ottobre 2013

Zona di Chernobyl: business, turismo, clandestini... minimizzazione

Vladimir Holosha: Ogni settimana catturiamo esploratori illegali nella zona chiusa di Chernobyl.

L’elenco dei luoghi meta del turismo estremo comprende anche la zona chiusa di Chernobyl. Una moda, questa, amplificata da un famigerato videogame dal titolo STALKER, che non manca di attirare avventurieri improvvisati da diversi paesi. I prezzi per questi tour sono variabili: a seconda del livello di comfort che questi programmi offrono, le agenzie di viaggio ucraine possono arrivare a far pagare fino a 1.000 dollari. Tuttavia ci sono stalker che cercano modalità per accedere illegalmente alla zona di alienazione, senza autorizzazioni, controlli o senza guida. In un’intervista a ForUm, Volodymyr Holosha, direttore dell’agenzia di Stato ucraina per la gestione della zona chiusa di Chernobyl, ha parlato dello sviluppo del turismo legale e non in quest’area.

Volodymyr Ivanovych, vi è un “movimento” clandestino di stalker che amano accedere alla zona di esclusione in cerca di sensazioni estreme. La sua agenzia tiene traccia di queste persone? Quali misure prende per evitare tali intrusioni?
 Secondo la legge, la violazione di domicilio non autorizzato nella zona chiusa è un reato punibile, soprattutto perché esistono modi legali per potervi accedere. Ci sono percorsi speciali e ci sono organizzazioni impegnate in queste attività. Non ci sono problemi se le persone vengono qui, pagano e fanno un giro in maniera ordinata. Noi usiamo il ricavato di queste visite per finanziare progetti legati a Chernobyl. Tuttavia, ci sono persone che credono che sia “estremo” sconfinare illegalmente nella zona. La settimana scorsa, per esempio, abbiamo arrestato due persone provenienti dalla Russia e due dalla Bielorussia. Esse saranno espulsi dal nostro paese. A prescindere dalla visibilità che danno i media a questi avvenimenti, gli intrusi continuano ad arrivare. Cercano addirittura di portarsi via qualche souvenir, come oggetti prelevati dalla città abbandonata di Pripyat. Ogni settimana si registra una dozzina di crimini simili. La scena è sempre la stessa.

A cosa vanno incontro gli “abusivi”?
Se giudicati la prima volta, gli intrusi devono affrontare una sanzione amministrativa, ma se recidivi la responsabilità diventa penale. Inoltre, coloro che vandalizzano o rimuovono i segnali di “pericolo da radiazioni” o semplicemente violano i confini della zona devono affrontare tutte le pene previste dalla legge.

Quali sono gli altri rischi a cui questi stalker illegali vanno incontro?
Innanzitutto i rischi per la loro salute, ovviamente. Queste persone non conoscono i livelli di radioattività nell’ambiente. Camminano attraverso le foreste, sulla terra e così possono contaminare se stessi ed i loro vestiti. Possono portare le radiazioni “a casa” ed esporre così indirettamente altre persone.

Per quanto riguarda il turismo legale nella zona di alienazione… internet è pieno di offerte. Queste attività richiedono licenze, permessi, eccetera?
Noi non prevediamo l’esistenza di questo tipo di turismo! Esiste quello che noi chiamiamo “la visita di percorsi certificati”, cioè itinerari controllati ed approvati da esperti del Ministero della Sanità. Di regola, portiamo la gente in luoghi puliti che hanno subito attività di bonifica e dove non siano esposti a picchi pericolosi di radioattività. Per visitare questi luoghi i è necessario fare richiesta alla nostra Agenzia e fornire tutte le informazioni necessarie, comprese quelle riguardanti i mezzi di trasporto, i servizi che si vogliono ottenere, come guide, cibo, eccetera. Questa poi istituisce un programma del tour e prendono accordi con le forze dell’ordine affinchè garantiscano sicurezza per i visitatori. Il programma deve poi esser approvato dall’ente vigilante affinchè le persone possano accedervi.

Ci sono delle procedure speciali a cui gli stranieri devono sottoporsi?
No, gli stranieri vengono controllati solamente per le norme della legislazione anti-terrorismo.

Per quanto riguarda i prezzi di tali viaggi. Diversi operatori fissano prezzi diversi. Secondo il listino prezzi dell’Agenzia, quanto deve essere il costo di questi tour?
Ci sono prezzi standard per alcuni servizi che non sono coperti dal bilancio dello Stato, come il cibo, le guide ed i trasporti: i turisti devono pagarli di tasca propria. I prezzi sono uguali per tutti. Per quanto riguarda gli altri operatori, che sono impegnati in queste attività, riguarda solamente il loro business quanto si fanno pagare ai loro clienti.

C’è un piano di ampliamento dei servizi?
Siamo ostaggi della crescente domanda. Più turisti ci sono, più programmi ci sono da approvare, più dobbiamo capire quali sono le nuove esigenze… anche se ciò non deve essere il nostro compito primario. Il maggior lavoro di organizzazione lo fanno i tour operator e le agenzie di viaggio. L’unica cosa che la nostra Agenzia chiede è quella di avere sempre prima le informazioni relative alle visite in modo tale d’avere abbastanza tempo per pianificare le nostre attività. Con un forte afflusso di turisti non potremmo avere abbastanza tempo o personale per fornire tutti i servizi e, se il nostro ente non fosse in grado di fornire adeguata sicurezza, i tour risulteranno limitati e noi dovremo negare le richieste.
Fonte: Progetto Humus, 23/10/2013

Ucraina: Governo monitora sistema alimentare dei bimbi di Chernobyl

Ucraina: il governo si occuperà della qualità degli alimenti per i bambini di Chernobyl.

La scorsa settimana il ministro per le politiche sociali dell’Ucraina, Natalia Korolevska, ha fatto un appello ai direttori scolastici, ai gruppi di genitori ed alle organizzazioni comunitarie per sviluppare, in collaborazione con il suo Ministero, i nuovi termini per gli appalti pubblici nel campo della nutrizione infantile. In particolare, secondo il ministro, il sistema alimentare dei bambini, vittime dell’incidente di Chernobyl, in Ucraina non sta “lavorando” correttamente e non é adeguato per il raggiungimento di un elevato livello qualitativo. Secondo la Korolevska, la colpa sarebbe da attribuire alle numerose denunce di irregolarità organizzative dei programmi di nutrizione per i bambini di Chernobyl. Il Ministero delle Politiche Sociali, nel giugno di quest’anno, ha istituito un comitato ed un gruppo di lavoro per raccogliere informazioni sulle violazioni in questo settore. Il ministro ha detto che l’Uffiio del Procuratore generale ha già applicato sanzioni su 19 funzionari ed ha ristabilito alcuni “diritti alimentari” per circa 400 bambini. Infine Korolevska ha focalizzato l’attenzione sulla necessità di monitorare questo problema da parte delle scuole coinvolgendo enti previdenziali e comitati locali dei genitori.
Fonte: Progetto Humus, 02/09/2013

Ucraina spende 50 milioni di Euro l'anno per Chernobyl

L’Ucraina spende ogni anno 50 milioni di Euro per la Centrale Nucleare di Chernobyl.

I lavori di manutenzione delle centrale nucleare di Chernobyl, il sito del peggior disastro nucleare del mondo, costano all’Ucraina circa 50 milioni di euro (66.7 milioni di dollari) l’anno. Lo ha dichiarato, la scorsa settimana, il direttore della centrale, Igor Gramotkin. Secondo il funzionario, l’impianto nucleare richiede lavori continui per garantire la sicurezza della zona e per lo smantellamento dei reattori. L’ultimo reattore ancora attivo venne chiuso nel 2000. Una nuova struttura di contenimento – il Nuovo Sarcofago di Chernobyl – promosso dalla Comunità Internazionale è attualmente in costruzione presso il sito dell’esplosione. “Sono certo che il nuovo sarcofago verrà ultimo entro i prossimi due anni. Il momento più difficile deve ancora iniziare e graverà sicuramente sull’Ucraina” , ha detto Gramotkin. Una volta che il Nuovo Sarcofago verrà realizzato, inizieranno i lavori per la rimozione delle vecchie costruzioni e del materiale combustibile atomico contenuto all’interno della struttura di copertura originale.
Fonte: Progetto Humus, 24/09/2013

mercoledì 28 agosto 2013

Chernobyl, 27 anni dopo. Io ho visto...

Cosa rimane del più grande disastro nucleare della storia a più di venticinque anni dall’accaduto? Tutto e niente. Ovviamente stiamo parlando di Chernobyl e dell’incidente, avvenuto la notte del 26 aprile 1986 in Ucraina, che cambiò la storia di un paese, contribuì alla caduta di un regime, quello sovietico, e influenzò, sia direttamente che non, milioni e milioni di persone, anche in Italia.

Sono passati molti anni da allora e le cose cambiano, le tragedie diventano soltanto dei ricordi dolorosi e un disastro come quello di Chernobyl può diventare un’attrazione turistica. Si, avete capito bene: è possibile visitare la centrale nucleare di Chernobyl, arrivare fino a 100 metri dal reattore numero quattro, quello dell’incidente, e vagare per qualche ora fra rovine di cittadine abbandonate, il tutto all’interno di una regione grande come il Lussemburgo, chiamata “Zona di alienazione”, che separa questo mondo dal resto del globo. Basta una lettera al governo Ucraino, trovare un’agenzia turistica che organizzi il transfert, un po’ di coraggio e il gioco è fatto. Ovviamente visitare questi posti non può essere paragonato a una classica scampagnata al mare, in quanto, ancora oggi, la zona risulta essere ancora contaminata da un livello molto alto di radiazioni presenti nell’aria e, in particolare, a livello del terreno, che la rendono pericolosa e poco salutare per le persone.
Nonostante siano passati 27 anni. Giusto per dare qualche esempio: cinque ore all’interno della zona di alienazione, in termini di assorbimento delle radiazioni che un essere umano possa tollerare senza conseguenze, equivale alla dose che un uomo può assorbire nell’arco di un paio di giorni. E comunque, un mal di testa a fine giornata non si evita comunque. I prezzi sono cari, circa 150 dollari per poter visitare l’area, mentre le persone che intraprendono una simile “gita” non sono poi molte, eppure colpisce come una simile tragedia sia potuta diventare, oggi, una meta da poter visitare, con addirittura la possibilità di potersi scattare foto di fronte il sarcofago, la costruzione in cemento e acciaio che copre il reattore numero 4. Fortunatamente, i souvenir ancora non vengono venduti.
Al di là dell’ex impianto, oramai in disuso, e della cittadina di Chernobyl, luogo in qui vivono gli addetti alla manutenzione della centrale, gli scienziati, l’amministrazione della zona e gli incaricati alla decontaminazione dell’area, tutto il resto giace in uno stato di semi-abbandono. Nessuno vive più qui. Immaginate una regione, 30 km ampia, completamente abbandonata. Pripyat, una cittadina delle dimensioni di Mantova e molto vicina alla centrale nucleare, nemmeno due km, è una ghost town dove tutto venne abbandonato di punto in bianco, dall’oggi al domani, in quanto tutta la sua popolazione fu fatta evacuare dopo due giorni dall’incidente. Ripeto: due giorni dopo. Non subito. Ma questa è un’altra storia.
Immaginate schiere di palazzoni abbandonati, strade crepate dalle quali fuoriescono piante, case crollate, rottami di autovetture lasciate lì a marcire fra la polvere e la ruggine, scorci di vita ovunque(una bambola dimenticata per terra nel caos del fuggifuggi, un carrello della spesa, un bicchiere dentro un distributore) mentre dall’alto del parco divertimenti cittadino, troneggia la famosa ruota panoramica gialla, uno dei simboli più famosi della città. E pensare che questa ruota sarebbe dovuta essere stata inaugurata il 1 maggio di quello stesso anno, quattro giorni dopo l’incidente: troppo tardi. Non si può toccare niente, né tanto meno sedere per terra o appoggiarsi da qualche parte e bisogna andare sempre coperti dalla testa ai piedi per evitare contatti diretti, nonostante ciò, la cosa che più colpisce e che ha colpito pure il sottoscritto (in visita alla centrale non per macabra curiosità, bensì solo per lavoro) è la natura: piante, piccoli mammiferi, insetti, fiori. Ovunque. Uno si aspetterebbe la desolazione più totale e invece ecco ritrovarsi in mezzo a una natura così rigogliosa, con la consapevolezza che a volte il destino è veramente beffardo: quello che ha ucciso gli uomini, facendoli scappare via a gambe levate, ha reso, all’incontrario, più forti la vegetazione e gli animali. Mutanti, in quanto tutto ciò che vive qui ha subito profonde mutazioni, eppure liberi dagli uomini.
Qualcuno potrebbe dire che, forse, la cosa non sia stata poi un così grande male. Mentre i contatori geiger, adibiti alla rivelazione della quantità di radiazioni presente nell’aria, suonano un momento si e uno no, mostrando zone in cui la radioattività può raggiungere anche valori del 16.35, il tour all’interno della zona di alienazione permette di rivivere il dramma di quei giorni, l’incidente e i giorni successivi, l’evacuazione improvvisa, quando ancora nessuno sapeva niente, mentre l’aria si andava riempiendo sempre più di elementi radioattivi come plutonio e uranio. Vengono i brividi al solo pensare a tutte quelle persone ignare dei fatti, che lentamente venivano contagiate. Migliaia e migliaia di persone. Sul serio: fa impressione. Forse potrà sembrare macabro visitare simili posti, tanto da poter identificare questa tipologia di turismo come “estremo”, eppure solo toccando con mano, solo vedendo con i propri occhi simili cose, forse solo così è possibile comprendere certe cose fino in fondo.
Il tour si conclude, dulcis in fundo, con un controllo della radioattività all’uscita dalla zona di alienazione, forse più pittoresco che effettivo, che consiste nel passare all’interno di uno scanner, affinché possa essere rivelata un’eventuale contaminazione radioattiva.
Caso raro ma possibile. Un momento di attesa. Si accende la luce verde. Tutto ok.
Radioattività: zero punto zero.
Possiamo tornare a casa.
Fonte: Inform@zione.tv, 28/08/2013

domenica 11 agosto 2013

Chernobyl, ben visibili gli effetti incredibili sugli alberi

Effetti incredibili, a decine di anni di distanza, si possono rilevare negli alberi.

Le continue fuoriuscite di radiazioni dall’impianto nucleare di Chernobyl nel 1986 avevano un effetto estremamente negativo anche sugli alberi della zona: a rivelarlo uno studio effettuato in questi mesi sugli alberi locali. I ricercatori hanno detto che gli effetti peggiori sono stati registrati nei “primi anni” e gli alberi sopravvissuti dovettero combattere una forte siccità nei mesi successivi all’accadimento dell’evento distruttivo. effettiLo studio specifica inoltre che gli alberi più giovani erano quelli maggiormente esposti ai danneggiamenti esterni. Si tratta della prima ricerca che analizza gli effetti del disastro sull’ambiente circostante. ”I nostri risultati del campo corrispondono esattamente a quelli precedenti a seguito di esperimenti fatti su campioni precedenti”, ha spiegato il co-autore dello studio Tim Mousseau appartenente alla University of South Carolina, negli Stati Uniti. “Molti degli alberi mostrano forme di crescita altamente anormali che riflettono gli effetti delle mutazioni e la morte cellulare risultante da esposizione a radiazioni.” Come si può anche notare dalla foto a fianco, infatti, il repentino e incredibile cambio di colore improvviso che presenta la corteccia interna..
Fonte: Centro Meteo Italiano, 10/08/2013

giovedì 1 agosto 2013

Francia, polemiche su uno studio italiano su Chernobyl

Una ricerca italiana sottolinea il netto aumento di malattie della tiroide in Corsica dopo il passaggio della nube radioattiva nel 1986. Ma l'IRSN francese lo giudica inattendibile.

Nel corso della seduta di ieri dell’Assemblea nazionale francese, il ministro della Sanità Marisol Touraine ha bollato come inconcludente un recente studio italiano secondo il quale nell’isola di Corsica si è registrato uno netto aumento delle malattie della tiroide - ed in particolare dei tumori - dopo il passaggio della nube radioattiva di Chernobyl, nel 1986.
Già l’istituto transalpino per la radioprotezione e la sicurezza nucleare (IRSN), il giorno dopo l’uscita del rapporto, aveva giudicato i dati e i metodi utilizzati approssimativi. Al contrario, l’eurodeputata Michèle Rivasi - fondatrice della Criirad (Commissione di ricerca e di informazione indipendente sulla radioattività) - si è schierata “a favore” dello studio, che è stato condotto su 14 mila cartelle cliniche e su 5.500 casi di persone che erano state visitate prima e dopo la catastrofe nucleare del 26 aprile 1986. «Ciò che mi stupisce di più - ha spiegato al quotidiano online Enerzine - è la solerzia e la rapidità con le quali l’IRSN si è scagliata contro il rapporto. Dal mio punto di vista i dati utilizzati sono sufficienti e credibili. Il vero problema è che l’IRSN si è sempre rifiutato di riconoscere la pericolosità delle brevi esposizioni alla radioattività».
Fonte: Valori, 31/07/2013

martedì 25 giugno 2013

Chernobyl, i pericoli del metallo riciclato

Materiali ferrosi radioattivi abbandonati da 25 anni: è il nuovo allarme dall'Ucraina post Chernobyl

Alcune foto scattate dalla BBC mostrano i relitti ferrosi abbandonati nell’area di Chernobyl: 27 anni fa, quando esplose il reattore numero 4 della centrale di Chernobyl, causando uno dei peggiori disastri ambientali dell’epoca europea moderna, centinaia di mezzi di soccorso (tra vigili del fuoco, elicotteri, ambulanze, mezzi della polizia e dell’esercito) si precipitarono sul posto per tentare di arginare i danni e di trarre in salvo la popolazione e i lavoratori della centrale. Alla costruzione del primo “sarcofago”, quel guscio tanto fragile quanto necessario a contenere i danni della radioattività, tutti quei mezzi di soccorso furono semplicemente abbandonati: troppo radioattivi per pensare di poterli riutilizzare, troppi numericamente per pensare di poterli smaltire in sicurezza; abbandonati in un campo a poche centinaia di metri dal reattore, come mostrano le foto della BBC, per ben 25 anni.
Il problema, che comincia a balzare alle cronache, è che quei rottami sono ancora là ma il problema no, quello si espande, sempre più velocemente, sempre più minacciosamente: quella distesa di metallo, dichiarata off-limits dal governo ucraino, continua ad emanare fortissime radiazioni, livelli tali (al momento sui dati c’è una guerra di segretezza) che dovrebbero costringere l’Ucraina a stoccare tutti questi materiali ferrosi radioattivi in un altro “sarcofago”: una messa in sicurezza che non finisce mai. A questo si aggiunge inoltre un problema non da poco, che è già all’attenzione dell’Unione Europea: secondo diverse segnalazioni numerose persone sarebbero state viste dentro e nei pressi del grande campo di vetture, incuranti del rischio radiazioni e dei pericoli per la salute, intenti a trafugare metalli preziosi: dal rame rubato dai binari e dai cantieri dell’alta velocità ai metalli trafugati direttamente all’interno delle centraline elettriche, oggi il “ratto” dei metalli arriva dentro uno dei luoghi più pericolosi del Continente. L’obiettivo è sempre quello: il rame, ma a che l’alluminio, il ferro, il piombo, tutti metalli che si piazzano facilmente sul mercato usato, riutilizzato per nuovi prodotti. Un riutilizzo che però non ha proprietà decontaminanti dalle radiazioni nucleari, che restano e continuano dunque a fare danni, anzi: una piccola quantità di metallo radioattivo può contaminare le restanti parti metalliche del nuovo macchinario.
Usare metalli contaminati per la creazione di nuovi prodotti di consumo è dunque una pratica assolutamente da scongiurare: non solo i nuovi prodotti in quanto tali, ma anche le apparecchiature utilizzare per il loro trasporto, la lavorazione, l’imballaggio. Gli scaffali dei negozi.
L’Università di Berkeley, in uno studio condotto di recente, in cui si dimostra come migliaia di prodotti di largo consumo contengano alti valori di radioattività, mette in risalto come sia praticamente impossibile stabilire la provenienza di determinati materiali per la produzione di prodotti di largo consumo. L’Università di Berkeley punta il dito in particolare proprio sull’ex blocco sovietico, sull’India e sulla Cina, sollevando un problema riscontrato ad esempio sui prodotti da combustione, come il pellet, da arredamento, come il parquet, e di largo consumo (automobili, elettrodomestici)..
Fonte: Ecoblog.it, 24/06/2013
Chernobyl: dopo la legna radioattiva, il pericolo adesso viene dal metallo riciclato

Spinti dall’avidità o dalla disperazione, i ladri di metallo non sembrano preoccuparsi più di tanto della provenienza della loro “refurtiva”, ormai sempre più indirizzati anche verso siti che dovrebbero essere considerati “moralmente” proibiti, cioè i cimiteri, o particolarmente pericolosi, cioè le cabine dell’Enel. Ma c’è un posto che dovrebbe essere considerato particolarmente stupido – o soprattutto disperato – da saccheggiare: il cantiere di demolizione di Chernobyl.
Durante il tragico incidente al reattore nucleare in Ucraina, ondate di mezzi di soccorso, camion dei pompieri ed elicotteri dell’esercito furono inviati a tentare di contenere e ripulire il disastro. Quando gli sforzi di un primo “risanamento” si conclusero (con la realizzazione del famigerato “sarcofago”), migliaia di veicoli e di altri macchinari risultarono essere troppo radioattivi per essere riutilizzati e furono semplicemente abbandonati in un campo nei pressi del reattore. Dopo oltre 25 anni sono ancora lì, una distesa di metallo arrugginito che il governo ha dichiarato off-limits (vedi reportage fotografico della BBC). Ma il fatto che gran parte del rottame stia ancora emettendo livelli pericolosi di radiazioni a quanto pare non sembra aver impensierito determinati “scrappers”.
Ci sono diverse segnalazioni di persone sorprese a rubare tonnellate di metallo irradiato da vicino dal reattore ed è evidente che questo venga poi venduto per il riciclaggio in nuovi prodotti. Ma in metallo recuperato, anche se rifuso, non perde la sua radioattività, e anche una piccola quantità può contaminare le stesse apparecchiature per il trasporto, il trattamento, imballaggio e, infine, comparire sugli scaffali dei negozi. Della radioattività di molti prodotti in commercio ne ha parlato anche uno studio dell’Università di Berkley, California (USA) che mette in risalto proprio l’impossibilità di determinare la provenienza di alcune materie prime con cui vengono realizzate le merci distribuite nel mondo intero, puntando l’indice non solo sui Paesi dell’ex Unione Sovietica ma anche verso la Cina e l’India.
Quanto sopra si ricollega al pericolo di commercializzazione del legno di Chernobyl, sia per uso arredamento (mobili, parquet, ecc.) sia per quello da ardere (vedi pellet), anche perché la Centrale si trova all’interno di una maestosa e infinita foresta di betulle e pioppi che non viene sottratta all’uso umano (solo una parte di quest’area, quella più vicina al sito e che è stata tristemente ribattezzata “foresta rossa” in quanto le radiazioni hanno modificato il colore degli alberi, è virtualmente protetta, sia in Ucraina che in Bielorussia).
Fonte: Greenreport.it, 24/06/2013

domenica 23 giugno 2013

Chernobyl: avviata la seconda fase di sollevamento dell’arco

La seconda fase del sollevamento del blocco est dell’arco, del Nuovo Sarcofago di Chernobyl, con un peso di 3.788,6 tonnellate è stata avviata presso il sito della centrale atomica. Le operazioni di sollevamento sono state eseguite in due fasi: Il 12 Giugno fino ad un’altezza di 12 metri ed il 13 Giugno a quella di 21. L’altezza totale raggiungerà gli 85 metri. Nei giorni precedenti sono stati effettuati dei controlli completi delle strutture in acciaio, dell’operatività del sistema di sollevamento, del rilevamento geodetico delle costruzioni di metallo e delle fondamenta. La prima fase delle attività di sollevamento del blocco est dell’arco, che ha riguardato strutture del peso di 5.300 tonnellate, fino a 22 metri di altezza, è stato effettuato il 24 novembre 2012. La terza fase verrà effettuata entro la fine del 2013 dopo che il segmento orientale dell’arco verrà spostato nella posizione dell’oggetto “Shelter” e l’assemblaggio delle strutture metalliche del segmento occidentale dell’arco avrà inizio presso la nuova zona di costruzione.

La Rada ucraina ratifica un accordo con il governo norvegese 

Il parlamento ucraino ha adottato una legge “Sulla ratifica dell’accordo tra il governo dell’Ucraina e quello del Regno di Norvegia, sulla cooperazione nel campo della sicurezza e della disattivazione della centrale nucleare di Chernobyl e la sua conversione in un sistema ecologicamente sicuro”. Sono stati 296 i deputati che hanno votato a favore del progetto di legge, ne erano necessari 226. L’adozione dell’accordo sarà finalizzato ad ottimizzare il processo di smantellamento dei reattori della centrale atomica, in accordo con il “Programma Nazionale di smantellamento di Chernobyl ed il progetto “Shelter”, ad ampliare le fonti di finanziamento per le attività che coinvolgono l’assistenza tecnica internazionale ed a consentire lo scambio di esperienze e conoscenze nel campo della disattivazione di centrali atomiche.
Fonte: Progettohumus.it, 21/06/2013

sabato 30 marzo 2013

"La catastrofe di Chernobyl. Una Storia da non dimenticare"

E' stata pubblicata la relazione del Prof. Piero Azzoni "La catastrofe di Chernobyl. Una Storia da non dimenticare".
Piero M. Azzoni, laureato in Ingegneria Elettrotecnica, è libero Docente in Fisica del Reattore Nucleare. Ha maturato una profonda esperienza nel settore delle misure e del trattamento dei segnali all'ENEA, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente. E' professore a contratto nel Corso di Misure Meccaniche e Termiche presso la Seconda Facoltà di Ingegneria Meccanica dell'Università di Bologna. Collabora attivamente, insieme al gruppo di Macchine dell'Università di Bologna, con le più note case del motorismo da competizione.

sabato 2 marzo 2013

L'impianto Chernobyl in Ucraina cerca assicurazione sulla responsabilità civile

La gestione dello “Stabilimento nucleare di Chernobyl” in Ucraina ha annunciato una gara d’appalto per il contratto assicurativo obbligatorio di responsabilità civile per danno nucleare, secondo quanto riporta il portale Forinsurer. La precedente polizza per la responsabilità civile obbligatoria per danno nucleare, valida per un anno, è scaduta infatti il 28 aprile 2012. Ventotto compagnie autorizzate per questa linea assicurativa e anche membri del pool assicurativo per disastri nucleari in Ucraina hanno partecipato alla stesura del contratto, che copriva un valore assicurativo di 150 milioni di diritti speciali di prelievo (SDR - Special Drawing Rights). In seguito, il rischio è stato piazzato a diciotto pool assicurativi internazionali per catastrofi nucleari. Settecentotrenta persone operano dentro lo stabilimento nucleare di Chernobyl, delle quali trecento sono ex dipendenti del vecchio impianto. L'attività principale dell'azienda è lo smantellamento delle scorie esistenti e la costruzione di un nuovo sarcofago che serve per coprire il reattore danneggiato e le duecento tonnellate di liquido radioattivo. Il pool assicurativo dei rischi di disastri nucleari è stato creato in Ucraina nel settembre 2003.
Fonte: Assinews.it, 28/02/2013

Incontro Unione degli Stati Belarus-Russia per conseguenze Chernobyl

Parlamentari dell’Unione degli Stati di Russia e Belarus discutono piano d’azione per superare le conseguenze di Chernobyl.

Si terrà nelle giornate di oggi e domani, nella regione di Mosca, la riunione della Commissione per l’Ambiente, le Risorse Naturali e la gestione delle catastrofi, dell’Assemblea Parlamentare dell’Unione degli Stati di Belarus e Russia. L’evento vedrà la partecipazione dei membri della Camera dei Rappresentanti dell’Assemblea Nazionale bielorussa. “La Commissione discuterà la preparazione del programma di attività congiunte mirate ad attenuare le conseguenze dell’incidente di Chernobyl per il periodo fino al 2016. Inoltre, i parlamentari dell’Unione dei due Stati si stanno applicando per garantire standard gli standard di sicurezza nei territori contaminati dalla radioattività di Belarus e Russia e una politica ambientale coerente”, ha detto il servizio stampa della commissione. I deputati esamineranno i risultati del programma delle attività per superare le eredità di Chernobyl ed i risultati di quello, idrometeorologico, attuato nel periodo 1996-2011, l’elaborazione di norme per garantire standard di vita sicuri nelle zone radioattive, gli altri progetti dell’Unione degli Stati, questioni legate all’ecologia, geologia, della prevenzione di incidenti e catastrofi. I parlamentari, con tutti gli ufficiali statali addetti ai lavori, terranno un incontro con i rappresentanti del centro informazioni del ministero russo per le emergenze e visiteranno i dipartimenti del centro Nazionale per la gestione delle situazioni di crisi.
Fonte: Progetto Humus, 26/02/2013

Gru Manitowoc a Chernobyl

Cinque gru a torre Potain ed una gru cingolata Manitowoc per i prossimi quattro anni opereranno in una zona contaminata per realizzare un massiccio scudo di contenimento presso la centrale nucleare di Chernobyl. Le macchine impiegate sono quattro gru MR 605 B H32 con braccio a volata variabile e una MD 345 B L12 di Potain oltre ad una gru cingolata Manitowoc 2250. Le gru lavorano otto ore al giorno per sollevare armature di metallo che raggiungono le 16 t di peso per realizzare la struttura ad arco da 29.000 t. Tutte le gru sono di proprietà di Novarka, joint venture tra Bouygues TP e Vinci Grands Projets. Jean-Claude Guiter, direttore per i clienti-chiave di Manitowoc, spiega che questo progetto è completamente diverso da quelli sui quali ha lavorato finora l’azienda.
“Visti i pericoli costituiti dal lavoro in un cantiere radioattivo, l’attenzione ai dettagli è cruciale. Siamo certi che le gru, affidate alla scrupolosa assistenza fornita dai nostri tecnici di Manitowoc Crane Care, completeranno questo progetto unico in sicurezza ed entro i tempi previsti.” A causa dell’immediata vicinanza del reattore numero 4, che presenta ancora elevati livelli di radioattività, il cantiere di costruzione di questa imponente struttura di contenimento dista 180 m dal reattore; una volta ultimata, la struttura verrà portata nella posizione definitiva mediante appositi binari. Comprensibilmente, la sicurezza ha priorità assoluta in cantiere, soprattutto per quanto concerne la salute dei 300 operatori che costituiscono la forza lavoro. Pertanto, sono stati stabiliti dei limiti molto rigidi riguardo al tempo trascorso da ciascun operatore in cantiere. Tali limiti si sono estesi anche al montaggio delle quattro gru a torre e della gru cingolata che ha richiesto sei mesi di lavoro.
La protezione del personale ovviamente interessa anche le gru impegnate in questo progetto; tutte le cabine sono state rinforzate e dotate di protezione in piombo. Inoltre, i turni dei gruisti sono più brevi, per ridurre al minimo il tempo trascorso nell’area di maggiore pericolo. Le gru possono anche essere comandate a distanza con operatori che le guidano tramite le videocamere installate su ciascuna di esse. Per risolvere il problema posto da turni di lavoro ridotti a fronte della richiesta di terminare la struttura nel più breve tempo possibile, Novarka ha optato per le gru con braccio a volata variabile, in quanto è possibile utilizzare più gru in minor spazio. Inoltre, la società ha preferito usare quattro gru dello stesso modello per garantire maggiore omogeneità nelle operazioni e maggiore familiarità con il prodotto da parte dei gruisti.
La MR 605 B H32 è il modello più grande di gru con braccio a volata variabile Potain, con portata massima pari a 32 t e raggio d’azione di 60 m. Infine, la gru cingolata Manitowoc 2250 ha una portata di 272 t. Non è la prima volta che le gru Manitowoc vengono impiegate sul sito di Chernobyl. Nel 2005 è stata usata una gru per applicazioni speciali Potain MD 3200 per rinforzare il tetto del reattore numero 4. Il progetto è stato terminato nel dicembre 2006. La preparazione del terreno per quest’ultimo progetto ha avuto inizio nel 2011 e il posizionamento definitivo della nuova struttura di contenimento sul reattore numero 4 è previsto per il 2015. La struttura dovrebbe contenere le radiazioni sul sito per i prossimi 100 anni.
Fonte: Macchine edili news, 25/02/2013

domenica 17 febbraio 2013

Chernobyl sotterranea. La radioattività delle falde acquifere

Il reattore della centrale nucleare di Chernobyl, a seguito della costruzione del sarcofago, è sprofondato sotto terra, mettendo in contatto il materiale radioattivo con le falde acquifere che raggiungono anche il Mediterraneo.

La notizia dello scorso 13 febbraio, riguardo il crollo di un tetto presso la centrale nucleare di Chernobyl ha sollevato l'attenzione mondiale, suscitando preoccupazioni e timori in merito un eventuale incremento di livelli di radioattività. Le autorità locali ucraine hanno immediatamente tranquillizzato la popolazione, assicurando che i lavori per la costruzione dello shelter saranno terminati il prima possibile. Questa opera, un arco contenitivo, dovrebbe mettere a riparo il vecchio sarcofago della centrale, che a tutt'oggi risulta essere ricoperto di crepe, le quali lasciano diffondere nell'ambiente polveri radioattive.
Questa vicenda ha fatto però passare in secondo piano le altre emergenze della centrale nucleare; su tutte le condizioni sotterranee.
Il sarcofago è stato costruito utilizzando 300.000 tonnellate di cemento d 1000 tonnellate di metallo. Un peso immane che, gravando sul reattore, lo ha fatto sprofondare di quattro metri sotto terra, mettendo così in contatto il materiale radioattivo con le falde acquifere dei fiumi Pripvat e Dnepr.
Le acque potenzialmente inquinate e pericolose, che raggiungono il Mar Nero e fungono da bacino per oltre 30milioni di persone, potrebbero così raggiungere anche il Mar Mediterraneo e diffondersi lungo tutti i paesi della macchia. Ad aggravare la situazione, bisogna tenere in considerazione anche le conseguenze deleterie degli 800 siti di smaltimento di scorie radioattive allestiti subito dopo l'esplosione dell'86. Siti che rappresentano un vero e proprio pericolo sia per la popolazione che per l'ambiente.
L'allarme, dunque, non è solo quello del sarcofago; gli ambientalisti in queste ore stanno diramando comunicati e petizioni, affinchè i governi prendano seriamente in considerazione anche gli altri rischi, legati alla centrale di Chernobyl.
Fonte: Articolotre, 16/02/2013